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erano comunque “autogestiti” nei gruppi dei pari. Non si vuole per forza dire che prima
          andava tutto meglio. Solo che alcune variabili erano diverse: per esempio, in occasione
          di molestie fatte da coetanei (qualcosa che somigliava vagamente a quanto oggi viene
          definito con più precisione “bullismo”), non si ricorreva quasi mai alla mediazione degli
          adulti: solo in casi molto gravi questo poteva avvenire, altrimenti la questione veniva ri-
          solta all’interno del mondo dei ragazzi. Così si poteva sfuggire ai bulli, si andava a giocare
          in un altro luogo, un’altra piazza, si chiamava in causa il fratello maggiore, gli amici. In
          qualche modo si cercava di affrontare il problema e ci si allenava anche a rispondere alle
          provocazioni, non sempre con successo, ma ci si provava.
          Da questo punto di vista si può dire che la classe scolastica era uno dei tanti “luoghi” de-
          putati alla vita sociale e non certamente il più importante.
          Oggi la classe scolastica è divenuta uno spazio troppo ristretto e non solo fisicamente!
          In classe oggi ogni bambino porta la voglia di socialità e di spazio che non può esercitare
          altrove e vi porta anche la carica sociale e di aggressività e di emotività che riguarda il suo
          sviluppo sociale e relazionale: in classe vi sono i fratelli da picchiare che non ha a casa,
          gli amici della piazza che non è più sua, le regole non scritte dei giochi “sociali” che non
          ha giocato, il desiderio di avventura ed esplorazione dello spazio e del tempo che non ha
          vissuto.
          Quegli adulti che si trovano ad essere Insegnanti in quello spazio-classe, dovrebbero co-
          minciare a sapere di quanto e quale spessore “emotivo-sociale” è piena la trama dei rap-
          porti di quella “normale” classe che hanno davanti.
          Viceversa spesso quegli adulti evitano di esercitare il proprio compito educativo proprio
          accorgendosi di quale “profondità” sia composta quella “massa sociale della classe” e più
          volentieri rimandano alla famiglia il “problema”. Quante volte i genitori sono chiamati ad
          intervenire perchè in classe il loro bambino ha fatto...non ha fatto...ha detto! C’è un mec-
          canismo perverso per il quale diversi problemi che una volta facevano parte della normale
          cultura del lavoro didattico e di insegnamento sono rimandati alla casa, alla famiglia.
          Molti insegnanti dicono di non avere più tempo e di non riuscire ad affrontare i problemi,
          nè quelli relazionali, nè quelli didattici; quindi rimandano alla famiglia.
          In questa delega si può leggere la Rinuncia del Sistema Educativo ad essere un sistema
          veramente formativo, il suo ripiegamento su posizioni di tipo efficientista, assolutamente
          inadatte e insufficienti ai bisogni dei bambini e ai compiti degli educatori.


          6.   BISOGNI VECCHI E NUOVI DEI BAMBINI

          Le situazioni di vita quotidiana espongono oggi i bambini ad una serie di stress per i quali
          ci si deve chiedere se la stessa qualità del loro Attaccamento ne potrà risentire. In altre
          parole svilupperanno ansia grave e quindi avranno possibilità di non esprimere una qualità
          “sicura” nei propri legami? Ma se divengono tutti bimbi con attaccamento ansioso-evitan-
          te c’è la possibilità di trovarsi con una generazione di insicuri, ansiosi, fragili giovani?
          Si è probabilmente individuato un problema vecchio, nel senso di conosciuto, accertato ed
          accettato, ma accanto ne emerge uno nuovo che è appunto dato dalla trasformazione della
          società, della famiglia e del mondo sociale.
          Molti dei bambini descritti possono esitare in situazioni di Conflitto aperto con il mondo
          esterno e con la scuola per il fatto di non essere pronti allo scontro sociale con i pari.

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