CASE DELLA COMUNITÀ: Che cosa è cambiato dopo la consultazione AGENAS

La pubblicazione del documento definitivo AGENAS sulle équipe multiprofessionali e multidisciplinari nelle Case della Comunità offre l’occasione per valutare quanto delle osservazioni formulate dalla SIPSOT durante la consultazione pubblica sia entrato nel testo finale.

Il confronto tra la bozza iniziale, il contributo critico presentato dalla nostra Società scientifica e la versione definitiva mostra un’evoluzione significativa, ma non ancora conclusa. Alcuni principi sostenuti dalla SIPSOT risultano oggi più chiaramente riconosciuti; le richieste più strutturali e vincolanti, tuttavia, rimangono in parte da tradurre in standard organizzativi concreti.

È necessario mantenere una corretta onesta interpretativa: non possiamo attribuire direttamente alla SIPSOT ogni modifica introdotta da AGENAS, poiché il documento è il risultato di una consultazione ampia e partecipata. Possiamo però riconoscere una significativa convergenza tra le nostre proposte e alcuni dei contenuti rafforzati nella versione definitiva.

Nella bozza iniziale lo psicologo compariva prevalentemente nell’équipe allargata, in relazione a specifiche aree quali salute mentale, genitorialità e gravidanza. Nel documento definitivo viene invece esplicitata l’attenzione dell’équipe ai bisogni sia fisici sia psichici della persona e viene richiamata la figura dello psicologo delle cure primarie.

Si tratta di un passaggio rilevante: la componente psicologica non viene più rappresentata soltanto come risposta specialistica a condizioni già definite, ma come parte coerente della presa in carico territoriale.

Il riconoscimento, tuttavia, resta soprattutto culturale e programmatico. Lo psicologo non è ancora inserito stabilmente nell’équipe di base; non sono definiti standard minimi di presenza, modalità uniformi di disponibilità, rapporti strutturati con medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, né criteri differenziati per Case della Comunità hub, spoke o diffuse.

Il documento riconosce quindi la legittimità della funzione psicologica, ma non la trasforma ancora in una componente organizzativa obbligatoria e uniformemente garantita.

Uno dei principali contributi della SIPSOT è stato sottolineare che la multiprofessionalità non coincide con la semplice presenza di più professionisti nello stesso edificio.

Un’équipe esiste realmente quando condivide informazioni, responsabilità, processi decisionali e strumenti di lavoro. Per questa ragione avevamo proposto cartelle clinico-sociosanitarie condivise, protocolli operativi, agende comuni, teleconsulto, riunioni strutturate, audit, formazione congiunta, supervisione e sistemi di monitoraggio.

La versione definitiva sviluppa con maggiore forza questa impostazione. Incontri collegiali, briefing multidisciplinari, pianificazione condivisa, strumenti digitali, audit clinico-organizzativi e formazione interprofessionale vengono presentati come elementi essenziali del team working.

È un’evoluzione importante: gli strumenti non sono descritti come meri supporti tecnici, ma come condizioni che rendono possibile la corresponsabilità professionale.

Rimane però un limite rilevante. Il documento non stabilisce sempre standard minimi verificabili: non definisce la frequenza delle riunioni, le responsabilità dei diversi professionisti, gli eventi che devono essere documentati o i livelli minimi di interoperabilità.

Il passaggio dagli strumenti “raccomandati” a condizioni organizzative necessarie, uniformi e misurabili è quindi avvenuto solo parzialmente.

Nella relazione SIPSOT avevamo segnalato l’assenza di un riferimento esplicito ai PREMs e ai PROMs, cioè alle misure dell’esperienza e degli esiti riferiti direttamente dagli utenti. In realtà, questi strumenti erano già citati nella bozza, sebbene in modo sintetico e non sufficientemente operativo.

Nel testo definitivo vengono ad oggi maggiormente valorizzati e inseriti nel sistema degli indicatori, anche in relazione alla soddisfazione degli utenti e alle dashboard di monitoraggio.

La criticità evidenziata dalla SIPSOT rimane tuttavia valida sul piano sostanziale: PREMs e PROMs devono diventare strumenti standardizzati, periodicamente raccolti, restituiti alle équipe e utilizzati nei cicli di audit e miglioramento.

Il documento definitivo rafforza il collegamento funzionale delle Case della Comunità con consultori, servizi di salute mentale, neuropsichiatria infantile, servizi sociali, ospedale e altre articolazioni territoriali.

È un’evoluzione coerente con la proposta SIPSOT, ma la rete resta prevalentemente descritta sul piano concettuale.

Non sono ancora previsti in modo uniforme accordi interservizi obbligatori, criteri condivisi di invio, tempi di risposta, responsabilità del servizio inviante e ricevente, restituzione dell’esito e verifica dell’effettivo accesso.

La sfida futura sarà quindi passare dalla semplice connessione tra servizi a un sistema di invio realmente tracciabile e a circuito chiuso. Il ruoli qui spetterà alle Azienda Sanitarie e agli operatori che dovranno tradurre linee guida nazionali, raccomandazioni istituzionali, in PDTA e procedure operative.

Un ulteriore elemento significativo è l’attenzione dedicata al benessere degli operatori, alla gestione dello stress lavoro-correlato, alla supervisione, al coaching, alla gestione dei conflitti e alla condivisione riflessiva delle difficoltà.

Questa impostazione è pienamente coerente con la prospettiva psicologico-organizzativa promossa dalla SIPSOT: l’équipe non è soltanto uno strumento attraverso cui si erogano cure, ma è essa stessa un sistema relazionale che deve essere formato, sostenuto e mantenuto nel tempo.

Rimane però ancora indeterminato il contributo specifico che lo psicologo può offrire nella facilitazione dei gruppi, nella supervisione delle dinamiche, nel sostegno alla leadership e nella prevenzione del burnout.

La consultazione ha prodotto un avanzamento significativo. La psicologia è oggi più chiaramente riconosciuta come componente del sistema delle cure primarie e non soltanto come risposta specialistica collocata ai margini dei percorsi. La prossima sfida non sarà più dimostrare che la psicologia appartiene alle Case della Comunità, ma definire come, con quali risorse, responsabilità, procedure e indicatori debba essere strutturalmente garantita in tutto il territorio nazionale.